a cura di Davide Crisà.

L’argomento di oggi fa apparentemente parte di quelle insanabili controversie che attanagliano il nostro paese come destra contro sinistra, juventini contro antjuventini, terrapiattisti contro astronauti, negazionisti contro, mi si consenta il neologismo, esagerazionisti e via discorrendo.
In realtà nella folta platea degli estimatori del vino affondano le radici dei consumatori di birra artigianale. Lo stesso estensore di questo articolo è un patentato ONAV (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino) da oltre un quindicennio.
Le tecniche di riconoscimento degli odori e dell’equilibrio sensoriale come pure quelle di degustazione hanno tanto in comune.
C’è da dire anche che molte aziende vinicole hanno differenziato aggiungendo alla propria cantina un microbirrificio a confermare come non vi sia conflitto tra le due bevande alcoliche, che più classicamente accompagnano i pasti degli italiani.
Infatti non ci deve sorprendere che nel vastissimo panorama delle birre artigianali si possa trovare, al pari del vino, un abbinamento con qualsiasi piatto. Dalle birre speziate e acide per aperitivi e cruditè di mare, alle trappiste per gli arrosti per arrivare ai barley wine o alle imperial stout per dolci o frutta secca.
La birra ha, in genere, meno della metà dell’alcol del vino e si consuma a temperature decisamente diverse.
Il costo di una buona birra, al ristorante, è pari a quello di un vino di fascia medio-bassa.
Birra o vino che sia l’importante a tavola è la buona compagnia!

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